“Sì, ma in una giornata quanto si incassa davvero?”
Questa domanda me la fanno tutte. Ed è giusto così. Una titolare non deve innamorarsi della parola Open Day, dell’idea dell’evento o della promessa generica di “fare movimento”. Deve chiedere numeri. Deve capire da dove arriva l’incasso, quanto è realistico, quanto costa organizzarlo e soprattutto se resta margine.
Nei centri estetici che seguo, una giornata Open Day ben preparata porta mediamente 9.000-12.000 euro di cassa in un giorno, a margine pieno. Non con svendite, non con pacchetti buttati fuori al ribasso, non con clienti spinte a comprare cose inutili. Con consulenze mirate, clienti selezionate e vendita dei prodotti, trattamenti e macchinari che il centro ha già.
Questo articolo serve a fare chiarezza. Non ti dirò che ogni centro incassa sempre 12.000 euro, perché sarebbe scorretto. Ti mostro invece la formula con cui si costruisce l’incasso di una giornata-evento e il conto che devi fare per capire il potenziale del tuo centro.
Se vuoi prima capire la struttura completa della giornata, parti da come funziona un Open Day per centro estetico. Qui entriamo nel punto più concreto: la cassa.
L’incasso non nasce dall’evento. Nasce dalla preparazione
Molte titolari immaginano l’Open Day come una giornata carina: palloncini, prosecco, qualche prova, un po’ di movimento. Questo tipo di evento può anche essere piacevole, ma non è detto che venda.
Un Open Day di vendita è un’altra cosa.
Prima si guarda cosa il centro ha già:
- clienti attive da far salire di valore;
- clienti dormienti da riattivare;
- prodotti fermi da collegare ai trattamenti;
- macchinari sotto-utilizzati da trasformare in percorsi;
- pacchetti da proporre a chi è pronta.
Poi si selezionano le clienti giuste e si fissano appuntamenti reali. Il giorno dell’evento non si improvvisa: ogni consulenza ha un obiettivo, una proposta e un follow-up.
Per questo i numeri arrivano. Non perché “facciamo festa”. Perché concentriamo in una giornata una vendita consulenziale che spesso il centro lascia dispersa per mesi.
La formula: clienti invitate x scontrino medio realistico
Il modo più semplice per stimare l’incasso è questo:
numero di clienti che partecipano x scontrino medio realistico = potenziale della giornata.
Non devi partire dal sogno. Devi partire dai tuoi dati.
Se inviti 20 clienti e ne vengono 12, e su quelle 12 chiudi una media di 750 euro tra pacchetti, prodotti e percorsi, la giornata vale 9.000 euro. Se la media sale a 1.000 euro, arrivi a 12.000 euro. Se il bacino è più piccolo o il centro ha poca proposta pronta, il numero scende.
Il punto è che non c’è magia. Ci sono tre leve:
- quante clienti giuste riesci a portare in centro;
- quanto è forte la proposta commerciale;
- quanto bene viene chiusa la vendita in presenza.
Quando una di queste tre leve manca, l’evento diventa debole. Se inviti persone sbagliate, parlerai a vuoto. Se la proposta è confusa, la cliente rimanda. Se nessuno chiude davvero, fai consulenze belle ma non incassi.
Cosa si vende in una giornata Open Day
Un errore comune è pensare che l’Open Day serva a vendere “una cosa”. In realtà l’incasso migliore arriva quando vendi quello che il centro ha già, ma in modo ordinato.
Prodotti
I prodotti fermi a magazzino possono diventare cassa se vengono collegati al bisogno giusto. Non si presentano come “prodotti da smaltire”, ma come home care coerente con il trattamento o il percorso della cliente. Se hai stock fermo, leggi anche la guida su come vendere prodotti fermi nel centro estetico: lì il tema è proprio liberare cassa senza svalutare.
Trattamenti
I trattamenti si vendono meglio quando sono inseriti in un percorso, non come singola seduta casuale. La cliente deve capire perché quel ciclo ha senso per lei, quando iniziare e che risultato può aspettarsi realisticamente.
Macchinari
Il macchinario fermo è spesso la leva più potente, soprattutto se hai rate da coprire o ore macchina vuote. La vendita va fatta in pacchetti, con selezione della cliente adatta. Se il tuo problema è questo, guarda anche macchinari estetica che non rendono.
Gift card o pacchetti regalo
Nei periodi giusti, soprattutto verso Natale, la giornata-evento può vendere cassa anticipata: la cliente paga oggi, il trattamento verrà erogato dopo. Anche qui, niente svendita: conta il valore percepito e la confezione commerciale.
Margine pieno: il numero che conta più dell’incasso
Dire “ho incassato 10.000 euro” non basta. Devi chiederti: con che margine?
Se per arrivare a quel numero hai dimezzato i prezzi, regalato prodotti e promesso trattamenti sottocosto, hai fatto rumore, non utile. Io lavoro in modo opposto: prezzi concordati prima, vendita a margine pieno, nessuna svendita.
Questo è il motivo per cui l’Open Day non deve essere confuso con una promozione aggressiva. La promozione aggressiva compra incasso sacrificando valore. La vendita consulenziale crea incasso perché la cliente capisce perché compra.
Nei conti del centro, questa differenza pesa. Un centro può fatturare tanto e guadagnare poco se lavora sempre al ribasso. Per orientarti meglio su questi numeri, puoi leggere quanto guadagna un centro estetico: il punto non è solo aumentare fatturato, ma proteggere margine.
Un controllo pratico: prima della giornata scrivi per ogni proposta il prezzo pieno, il margine stimato e il motivo per cui la cliente dovrebbe comprarla. Se non riesci a spiegare il motivo senza parlare di sconto, quella proposta non è ancora pronta.
La cliente deve uscire pensando “ho comprato il percorso giusto per me”, non “ho approfittato di un’occasione”. La prima frase costruisce valore anche per i mesi successivi. La seconda ti obbliga a inventare un’altra occasione ogni volta che vuoi vendere.
Quanto costa organizzarlo
Qui bisogna distinguere tra due modelli.
Se organizzi tutto da sola, il costo principale è il tuo tempo: selezione clienti, messaggi, chiamate, preparazione pacchetti, formazione dello staff, gestione della giornata, follow-up. Non esce una fattura, ma non significa che sia gratis.
Con il Metodo Open Day, il modello è diverso: zero anticipo e 10% solo sul venduto. Se la giornata vende 10.000 euro, il compenso è 1.000 euro, dopo che hai incassato. Se vende meno, la percentuale segue il venduto. Se non vende, non c’è compenso.
Ho spiegato questo modello nella guida sulla consulenza a percentuale sul venduto, perché è uno dei punti che le titolari apprezzano di più: il rischio non è tutto sulle tue spalle.
La domanda vera quindi non è “quanto costa?”. È: “quanto pago rispetto alla cassa nuova che entra e al margine che resta?”
Quando una giornata non arriva a 9.000 euro
Te lo dico chiaramente: non tutti i centri sono pronti per una giornata da 9.000-12.000 euro.
I casi in cui il potenziale scende sono questi:
- banca dati clienti troppo piccola;
- clienti poco fidelizzate;
- nessuna proposta di pacchetti;
- prezzi troppo bassi per sostenere scontrini importanti;
- staff disorganizzato;
- magazzino scarso o non coerente;
- macchinari senza domanda reale;
- titolare che vuole invitare tutti invece delle clienti giuste.
Questo non significa che l’Open Day non serva. Significa che prima bisogna fare diagnosi. A volte il primo obiettivo non è fare 12.000 euro, ma costruire il sistema commerciale che permetterà di arrivarci più avanti.
Un fornitore serio deve dirtelo prima, non dopo. Io preferisco perdere una giornata che promettere numeri irrealistici.
I segnali che invece il potenziale c’è
Ci sono centri in cui, già dalla prima call, capisco che la giornata può avere senso. Non perché “sento energia”, ma perché i dati puntano nella direzione giusta.
I segnali sono questi:
- una banca dati clienti vera, non solo follower su Instagram;
- clienti che hanno già comprato pacchetti in passato;
- prodotti disponibili e coerenti con i trattamenti;
- almeno un macchinario o percorso vendibile in modo chiaro;
- titolare disposta a selezionare le clienti, non a invitare chiunque;
- staff collaborativo nella gestione appuntamenti;
- prezzi non troppo bassi per sostenere uno scontrino importante.
Quando questi elementi ci sono, l’Open Day non parte da zero. Parte da fiducia già costruita, che va solo trasformata in proposta. È molto diverso dal cercare di vendere a fredde sconosciute.
Il contrario è altrettanto vero: se il centro non ha una lista clienti pulita, non sa quali pacchetti proporre e non vuole chiamare nessuno, la giornata diventa fragile. In quel caso prima si sistema la base commerciale, poi si organizza l’evento.
La mia regola è semplice: una giornata di vendita deve essere preparata abbastanza da rendere l’incasso una conseguenza probabile, non una speranza.
Milano, Monza e Brianza: perché il territorio conta
La giornata-evento funziona meglio quando conosci il tipo di clientela locale. Un Open Day in centro a Milano non si prepara nello stesso modo di uno in Brianza. Cambiano tempi, aspettative, disponibilità, rapporto con il passaparola, stile della proposta.
Per questo i pezzi geo sono importanti. Se lavori a Milano, ti consiglio la guida sull’Open Day per centro estetico a Milano. Se lavori in Monza Brianza, il tema del rapporto continuativo e del passaparola pesa ancora di più, e la selezione delle clienti va fatta con molta attenzione.
Il territorio non cambia il metodo. Cambia il modo in cui lo applichi.
Cosa fare lunedì mattina
Lunedì fai questo conto:
- quante clienti potresti invitare davvero, non “tutte”;
- quante pensi possano venire in presenza;
- quale scontrino medio realistico puoi proporre;
- quali 3 pacchetti venderesti;
- quali prodotti o macchinari collegheresti;
- quale incasso minimo renderebbe la giornata sensata.
Scrivi il numero finale. Non tenerlo in testa.
Se il conto ti dice 5.000 euro, non chiamarlo fallimento. È una base. Se ti dice 10.000 euro, devi preparare la giornata con precisione. Se ti dice 1.500 euro, forse prima serve lavorare su banca dati, proposta e vendita.
Poi fai un secondo passaggio: scrivi cosa deve succedere prima della giornata perché quel numero sia credibile. Quante chiamate? Quanti messaggi personali? Quanti slot in agenda? Quanti pacchetti pronti? Chi fa accoglienza? Chi segue il pagamento? Chi richiama chi dice “ci penso”?
L’incasso non è solo una cifra finale. È una sequenza di azioni prima, durante e dopo l’evento. Se salti la sequenza, anche una buona idea diventa debole.
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Articolo scritto da Rossella Mazzotti, fondatrice del Metodo Open Day. 28 anni di consulenza commerciale per centri estetici a Milano e Monza Brianza. Verifica gratis il potenziale del tuo centro →